CHE PAGLIACCIO!
Stefano SibellaC'è chi per vivere fa il pasticcere, il meccanico o il postino, Beppe fa... il pagliaccio! Di quelli con il naso a palla, il fiore a spruzzo, le braghe arcobaleno e la bombetta. Solo, che Beppe non fa ridere! Specie quando alza il gomito e fa l'equilibrista...
Beppe, alle feste, per esempio, con le sue trovate fa sempre piangere i bambini, che poi non sanno più come farsi perdonare, e devono consolarlo, asciugargli la lacrima finta, fargli spazzolare tutti i dolcetti e le torte fatte in casa.
Per i saldi di Natale, barcollava mezzo brillo per le vie del centro su dei mostruosi trampoli da clown, quando era andato a sbattere contro un lampione. La folla giù a ghignare per il fuori programma, ma lo spettacolo vero era lui paonazzo, che inveiva, straparlava...
I passanti s'erano presi uno spavento! A vederlo di botto stramazzare a terra, tutto storto, con la bocca di traverso!
Ogni tanto, un suo amico d'infanzia col negozio di frutta e verdura, in cambio di un po' di spesa e del biglietto del tram, lo ingaggiava per richiamare la clientela, come un'attrazione. Di solito pioveva, o faceva un freddo barbino, e Beppe si buscava certi raffreddori, che prima d'infilarsi ancora la canottierona di lana con le toppe e le bretelle viola spuntavano le primule. Rauco, imbacuccato fino al collo, in corpo un bottiglione di vin brulè, per qualche giorno allora faceva l'ospite d'onore in una radio libera dove raccontava barzellette sceme a vecchietti e portinaie che non le capivano. I disk jockey, lo sfumavano e mandavano la musica.
Certe volte, quando il pubblico della piazza era caloroso e bendisposto, Beppe si lasciava prendere la mano, e si ricordava di quella volta che, all'oratorio, per poco non viene giù il teatro, tanto la gente si spanciava, e poi lo avevano premiato con una coppa e... un bicchiere di quello buono.
D'incanto, gli tornava quel colorito prugna di quand'era sbronzo, e faceva il gigione, saltava come un grillo, dava il meglio di sé. Poi però, quando faceva il giro col cappello, al posto delle monetine raccoglieva solo ingiurie e lazzi di scherno. Coi quattro spiccioli che rimediava, si comprava un quartino di rosso e brindava ai bei giorni passati.
Oh sì, certo, c'è stato un tempo in cui Beppe sembrava un pagliaccio con i fiocchi, roba che, prima o poi, sarebbe andato persino in televisione! La sua faccia era già un programma, per non parlare di quando si travestiva! Il suo pezzo forte era la foglia che stormisce. Ma anche come grillotalpa era irresistibile! Un po' di trucco, due o tre smorfie e... tutti giù a scompisciarsi di risate! Neanche gli facessero il solletico sotto le ascelle!
Da allora ne era passata però di acqua sotto i ponti! E anche di vino! Un sorso dopo l'altro e... ti saluto mio bel funambolo! Le capriole non le tentava più da quando per poco non si rompeva l'osso del collo sul selciato, e per ricordarsi le battute, sempre quelle, vecchie come il cucco, se le scriveva sul palmo della mano. Anche la memoria era andata a farsi benedire, dopo che aveva perso il suo lavoro. Un fattorino in pena, sempre con il fiatone, che correva di qua e di là per consegnare pigne di buste piene di aria fritta, come fantasmi di krapfen; per riprendersi non bastava un bel cicchetto...
Una sera fredda come la sua anima, Beppe stramazzò sul letto, si addormentò, e nel sonno si vide al centro di una festa con le bancarelle, la banda, i carri... La gente lo applaudiva e lui si sentiva leggero, leggero...
Si svegliò su una panchina. Un piccione lo fissava incuriosito, mentre becchettava qualche briciola di pane, tra le sue enormi scarpe da pagliaccio con le punte all'insù.
Ad un tratto, si ricordò che il giorno prima lo avevano cacciato dall'ipermercato dove distribuiva volantini e buoni sconto, perché, nell'ora di punta, si era addormentato in piedi, come i cavalli; e russava pure, e il suo fiato sapeva di vino in scatola e pop corn...
Così, si era rifugiato in quel giardino spelacchiato di periferia, senza accorgersi che, a poco a poco, le stelle affogavano nell'inchiostro del cielo. Adesso sbadigliava, si grattava la schiena e si chiedeva dove rimediare un cappuccino, quando un gruppo di bambini dell'asilo, silenziosi come passeri, gli si avvicinò prudente. Qualcuno gli offrì una caramella e Beppe ritrovò all'istante il buonumore. E parlò parlò fino a che vennero i vigili per sapere dai piccoli se andava tutto bene. Adesso le frasi spiritose gli uscivano da sole, e i dolori erano spariti, non solo dalle gambe scricchiolanti: si sentiva come se avesse preso la scossa o bevuto una cisterna di gassosa. Domani era al mercato, a reclamizzare le pappe per i cani, il giorno dopo alla cartoleria di Gino, e ormai si era sotto Carnevale... Ora lo sapeva: era ancora un formidabile pagliaccio, di quelli che è sempre meglio averne in casa uno, insieme a un buon fiasco di rosso, piuttosto che una tartaruga o un canarino...
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